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Uno spazio partecipato per l'Agenda Digitale

Introduzione: l’Agenda Digitale di Bologna nel panorama italiano

 Dopo avere dato vita negli anni ‘90 alla prima Rete Civica italiana, seconda solo dopo Amsterdam a livello europeo, la città di Bologna ha coltivato una forte propensione alla rete e alle tecnologie. La comunità locale ha percorso a passi veloci il cammino verso la società dell’informazione e il mercato globale, mentre la Pubblica Amministrazione si è attestata su una politica di investimenti infrastrutturali, focalizzati sulla riduzione del digital divide e la realizzazione di una rete a banda larga che collegasse edifici pubblici e scuole. La presenza dell’Università di Bologna con importanti Dipartimenti per lo sviluppo delle scienze e delle tecnologie, di più Centri di Ricerca d’importanza europea oltre che di distretti produttivi ha stimolato un ecosistema ad alto potenziale nel campo delle infrastrutture e dei contenuti digitali. Ma sono soprattutto i cittadini residenti e i city user bolognesi ad avere dimostrato una forte sensibilità nei confronti del web e delle tecnologie, andando a comporre una domanda di servizi e prodotti in costante crescita e mutamento.

Stando ai dati dell’ultimo Piano Telematico Regionale (studio Juice), nella Provincia di Bologna le persone con accesso alla banda larga (almeno 2 Mbps) erano circa 875 mila nel 2010, pari al 90% della popolazione, tra queste la quasi totalità degli abitanti nel Comune capoluogo. Nel 2012 oltre il 30% delle famiglie bolognesi (60 mila circa) hanno compilato direttamente in rete il questionario ISTAT per il Censimento naizonale, con una maggiore propensione alla compilazione via web tra i 30 e i 34 anni, una tendenza interessante per la diffusione della cultura digitale tra le generazioni. Lo stesso anno, una ricerca di Ervet e Regione Emilia-Romagna ha registrato circa 35 mila imprese Ict e creative nel bolognese, pari al 30% dell’intero comparto regionale. Dati e tendenze che indicano una dinamica che coinvolge un territorio già fortemente vocato al settore terziario e ai servizi avanzati, un bacino di consumi culturali e digitali tra i più ricchi in Italia dopo Roma e Milano almeno per quanto riguarda il Comune di Bologna. Un quadro ancora sengnato a livello metropolitano da evidenti differenze e gap tra aree territoriali, da colmare sia sul fronte della riduzione del digital divide e sia sul collegamento a reti materiali e immateriali.

Oggi, in Emilia-Romagna e a Bologna le imprese tanto quanto i cittadini individuano nel fattore tempo un elemento chiave per la valutazione della qualità e l’efficienza dei servizi, una necessità accompagnata da una crescente richiesta di mobilità efficiente, di semplificazione, dematerializzazione e personalizzazione. I mutamenti in atto nei processi cognitivi e nei modelli di consumo hanno trasformato percezioni e aspettative delle persone. Si è passati in sostanza dall’epoca del cittadino consumatore più meno consapevole, all’epoca della partecipazione attiva e del cittadino produttore di contenuti. Gli strumenti tecnologici sono divenuti piattaforme e strumenti personalizzati, tali da costituire un prolungamento dei sensi e della mente per una nuova generazione di “nativi digitali” o “immigrati digitali”. Un salto antropologico, di cui devono tenere conto le imprese, i soggetti organizzati del terzo settore, tanto quanto la pubblica amministrazione per interpretare al meglio la contemporaneità e i bisogni della cittadinanza.

L’Agenda Digitale di Bologna tiene conto di queste esigenze e si propone di aprire una nuova stagione di riflessione culturale e politica in questo campo, stimolando la collettività locale e nazionale a mettersi in gioco per colmare il digital divide italiano. Questa scelta segue l’approvazione del secondo Piano Telematico dell’Emilia-Romagna (PiTER) 2011-2013 e offre un contributo concreto al raggiungimento dei traguardi fissati dall’Agenda Digitale Europea, una delle sette iniziative faro della strategia Europa 2020. L’Europa infatti intende sfruttare meglio il potenziale delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC) per favorire l’innovazione, la crescita economica e il progresso. Già oggi il settore delle TIC genera direttamente il 5% del PIL europeo e rappresenta un valore di mercato di 660 miliardi di euro l’anno, ma contribuisce alla crescita complessiva della produttività in misura notevolmente maggiore (il 20% deriva direttamente dal settore delle TIC e il 30% dagli investimenti nelle TIC). In Europa oltre 250 milioni di persone usano internet ogni giorno e praticamente tutti i cittadini europei posseggono un telefono cellulare.

Secondo i dati ISTAT 2012 a livello europeo il nostro Paese si classifica al 22° posto in termini di diffusione delle tecnologie digitali, con riferimento sia all’infrastrutturazione in Banda Larga del territorio, sia all’utilizzo di internet da parte degli utenti finali. Attualmente la band larga fissa copre il 62% dell’utenza nostrana, con uno scarto di non pochi punti rispetto all’83% della Germania, al 76% della Francia e, ancor di più, all’86% dei Paesi scandinavi. La quota di abitanti che navigano su Internet è ancora limitata al 57%, mentre l’uso del Pc si attesta intorno al 60%, con uno scarto di ben 30 punti percentuali rispetto al dato europeo (90%). Il 4,8% della popolazione italiana, ovvero circa 2,9 milioni di cittadini, si trova in una situazione di digital divide di base (mancanza di disponibilità di una connessione a una velocità pari almeno a 2Mbps o su rete fissa o su Banda Larga mobile). Si stima che il digital divide da rete fissa sia pari al 10% della popolazione, colmato per quasi la metà dalla disponibilità di Banda Larga mobile. Questo valore è dato dalla popolazione caratterizzata dalla mancanza assoluta di servizio ADSL (4,5%), da quella con accesso a velocità inferiore a 2 Mbps (3,7%) e da quella coperta solo nominalmente dalla Banda Larga, ma effettivamente impossibilitata a raggiungere velocità superiori a 2Mbps per problemi di linea (2%). Su 90 distretti industriali italiani, solo l’11% di imprese ha un collegamento Adsl a 2Mbps.

Per colmare questo gap competitivo, nell’Ottobre 2012, il Governo ha approvato un apposito “Decreto per la Crescita”. Oggetto del provvedimento sono in particolare le infrastrutture, i servizi digitali e la creazione di nuove imprese innovative (startup). Con l’applicazione dell’Agenda Digitale il Governo punta ad aumentare fortemente i servizi digitali per i cittadini, che potranno avere un unico documento elettronico, valido anche come tessera sanitaria, attraverso il quale rapportarsi con la pubblica amministrazione. Via libera anche alle ricette mediche digitali, al fascicolo universitario elettronico, all’obbligo per la PA di comunicare attraverso la posta elettronica certificata e di pubblicare online i dati in formato aperto e riutilizzabile da tutti. Significativi risparmi di spesa e maggiore efficienza si pensa arriveranno dalla digitalizzazione delle notifiche e delle comunicazioni giudiziarie, che assicureranno il mantenimento del principio di prossimità del servizio giustizia nei confronti di cittadini e imprese. Viene inoltre integrato il piano finanziario necessario all’azzeramento del divario digitale e si introducono significative semplificazioni per la posa della fibra ottica necessaria alla banda ultralarga. Per la prima volta, nell’ordinamento del nostro Paese viene introdotta la definizione di impresa innovativa e le nuove misure toccano tutti gli aspetti più importanti del ciclo di vita di una startup.

In attesa di comprendere la reale sostenibilità e l’impatto di queste misure sulla vita dei cittadini, delle imprese e degli enti locali italiani, l’Amministrazione Comunale di Bologna è convinta che per affrontare con incisività il ritardo tecnologico italiano, eliminare i digital divide e sviluppare la cultura digitale, il ruolo delle città sia fondamentale. Gli otto mila comuni italiani, infatti, hanno già sperimentato in forma avanzata buone pratiche sull’anagrafe e sulle identità digitali, alcuni hanno avviato la creazione di un catasto del sottosuolo, molte amministrazioni hanno promosso, insieme con le Regioni, progetti concreti sul fronte delle Ict e dell’innovazione. Nelle città si realizzeranno molti dei provvedimenti previsti dal Goveno e nei grandi centri urbani si concentreranno i maggiori investimenti nelle infrastrutture e nella ricerca. La stessa Unione Europea nel predisporre il nuovo quadro dei prossimi Fondi Strutturali 2014-2020 auspica che la dimensione urbana assuma maggiore rilievo nelle politiche dei governi nazionali e a questo scopo intende predisporre una piattaforma di città europee destinatarie dirette di risorse per le priorità strategiche 2020.

Consapevole di ciò, il Comune di Bologna ha proposto la sua prima Agenda Digitale locale, destinata a definire priorità di investimento e di azione, linee di collaborazione con imprese e altri entri, spazi di cogestione e coprogettazione con i cittadini. L’Agenda Digitale rimarrà un percorso aperto in versione beta permanente e sarà possibile in ogni momento monitorarne i progressi.

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