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Open Data: intervista a Fabio Vitali

Il 5 Aprile 2012 durante il consueto appuntamento con I Giovedì dell’Agenda Digitale si è parlato di Open Data, cosa sono e a cosa servono ed è stato presentato il portale Open Data Bologna con i dati resi disponibili dal Comune di Bologna.

Al termine dell’appuntamento abbiamo approfondito il discorso sugli Open Data intervistando i protagonisti della giornata.

Oggi proponiamo l’intervista realizzata a Fabio Vitali, membro di Open Bologna e docente del Dipartimento di Informatica presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna.

Il prof. Vitali ha, innanzitutto, espresso una grande eccitazione nel vedere come le P.A. stiano finalmente considerando la questione della trasparenza amministrativa dal punto di vista dell’accesso diretto e facilitato ai dati che le stesse gestiscono e trattano nel loro funzionamento, ma ci ha anche messo in guardia sulla concreta realizzazione del progetto che richiede tempo ed impegno affinchè non resti un fuoco di paglia, un’operazione più cosmetica che strutturale.

In particolare egli sottolinea tre ostacoli per la riuscita del percorso:

  • Formati: “E’ importante favorire l’adozione di formati aperti, ricchi di informazione, disaggregati, facilmente utilizzabili e ricombinabili. E’ importante creare un percorso di convergenza tra pubbliche amministrazioni, sia gerarchicamente paritetiche sia gerarchicamente superiori e inferiori, in modo da favorire il riuso delle applicazioni e l’analisi di dati comparabili e ricombinabili”.
  • Frequenza: E’ necessario un forte impegno dell’amministrazione nel decidere e rispettare i tempi di pubblicazione.
  • Impegno politico: problema collegato con il precedente in quanto questa iniziativa rischia di essere cancellata da future amministrazioni. Essa deve essere condivisa ed “è necessario che questa amministrazione prenda formalmente impegni a cui anche le amministrazioni successive siano
    soggette”.

Infine, per quanto riguarda i processi di partecipazione che questa iniziativa può innescare, il docente sottolinea come tali dati “aridi” siano di difficile interpretazione per i singoli. “Credo che debba essere favorita la nascita di un nuovo ecosistema dei dati, che faccia dialogare sorgenti di dati (le pubbliche amministrazioni), utenti finali (comunità e gruppi che sono interessati a questo o quell’aspetto della vita cittadina) ed intermediari (che forniscono le competenze tecniche per realizzare
quelle analisi e quegli strumenti che a partire dai dati grezzi forniscano servizi utili agli utenti finali)”.

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