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Open Data: intervista a Marianna Giacchetta

Tra i relatori dell’evento dello scorso 5 Aprile Open Data: come, dove e perchè c’era anche Marianna Giacchetta, laureata del Dipartimento di Elettronica, Informatica e Sistemistica dell’Università di Bologna, che ha presentato un progetto svolto nell’ambito della sua tesi Utilizzo delle Google Apps e specificatamente delle Fusion Table.

Al termine dell’evento l’abbiamo intervistata chiedendole cosa ne pensa delle opportunità offerte dagli Open Data.

Per quanto riguarda un profilo per così dire “esterno” gli Open Data, secondo la Giacchetta, possono essere integrati dalle aziende nelle proprie applicazioni così da avere una base informativa solida su cui costruire decisioni operative e strategiche. Tali dati, comunque, dovrebbero essere arricchiti da parte della P.A. da link che permettano di descriverne il significato, dato che si parla proprio di dati grezzi.

In tal senso la sperimentazione svolta nell’ambito della sua tesi propone un’indicazione su come rendere tali dati grezzi fruibili anche per gli utilizzatori non del tutto in grado di elaborarli.

Per quanto riguardo un profilo “interno” gli Open Data possono essere dei catalizzatori in grado di creare sinergie tre le varie amministrazioni. “La collaborazione delle diverse dimensioni locali nella realizzazione di progetti, il completamento di progetti già avviati da altre amministrazioni sia in termini di servizi erogati, sia in termini di soluzioni tecnologiche adottate, e il riutilizzo di soluzioni e applicazioni prodotte da un’amministrazione da parte di altre amministrazioni, porterebbe alla realizzazione di significative economie di scala promuovendo una standardizzazione delle soluzioni su tutto il territorio nazionale”.

Digitalizzazione della P.A. insomma come linea guida con l’obiettivo di permettere al cittadino di usufruire di tutti i servizi possibili senza spostamento fisico. Ma non solo, perchè la digitalizzazione deve riguardare anche il cittadino. Ovvero, il digital divide, sottolinea la Giacchetta, è ancora un ostacolo forte verso i processi partecipativi che strumenti come gli Open Data promuovono. Tre i punti principali su cui deve impegnarsi la P.A.:

  • accesso per tutti
  • alfabetizzazione digitale
  • disporre comunque di un’opzione “materiale”

Alla luce di questa asimmetria delle competenze digitali da parte dei cittadini può essere anche messa in discussione la consultazione pubblica che il Governo Italiano ha fatto sul web in quanto, conclude la Giacchetta, “una consultazione pubblica sul web è, nelle forme attualmente messe in opera, un campione autoselezionato con forte connotazione anagrafica e culturale, quindi scarsamente rappresentativo”.

Occorre, allora, “percorrere ancora molta strada, ma è opportuno che le pubbliche amministrazioni operino per elevare la possibilità dei cittadini di interagire con gli strumenti digitali”.

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