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Open Data: intervista a Roberto Bigotti

Quello degli Open Data è sempre uno dei temi più discussi all’interno della percorso di Agenda Digitale che il Comune di Bologna ha intrapreso.

Di Open Data si è parlato lo scorso 5 Aprile ed è in questa occasione che abbiamo approfondito l’argomento con Roberto Bigotti, consultant EUteam di IBM.

Gli Open Data, per Bigotti, rappresentano il segnale di un cambiamento di paradigma, un cambiamento storico tra la vecchia P.A. legata alla logica del segreto ed una nuova P.A. che vuole condividere dati, mostrarsi alla gente per diminuire la distanza da essa.

In tal senso, gli Open Data sono la naturale estensione di questo concetto, lo strumento ideale per rendere disponibili le informazioni della P.A. permettendone il riuso da parte di cittadini e imprese. “Gli open data rappresentano la condicio sine qua non per la realizzazione di questo percorso di trasparenza e partecipazione democratica”.

Ribadendo, quindi, come la liberazione dei dati sia solo il punto di partenza per far sì che il paradigma dell’apertura si realizzi compiutamente, Bigotti sottolinea quello che deve essere lo sforzo delle P.A. nel sapersi dare un assetto organizzativo in grado di governare una crescente mole di dati senza rinunciare alla qualità, alla sicurezza e alla classificazione sistematica di questi. Un esempio fornitoci è quello di Dublinked, piattaforma web creata dalla città di Dublino, dove sono disponibili open data provenienti sia dal settore pubblico che da quello privato allo scopo di sviluppare applicazioni utili per il territorio.

Infine egli ci ha parlato di un progetto chiamato ACT proposto da IBM al Comune di Bologna, progetto per smartphone che “partendo dagli open data del Comune, offre una prima interfaccia reale e fruibile a chi può offrirci un importante punto prospettico sul significato di inclusione e partecipazione, le persone diversamente abili”. Il mondo della disabilità è uno di quelli in cui la tecnologia può dimostrare tutto il suo potenziale positivo non rappresentando, come in altre situazioni, essa stessa quello che è chiamato il Digital Divide.

Ecco dunque l’universo della P.A. che può essere dispiegato da strumenti quali gli open data, un universo sempre più “de-formalizzato”, fatto di relazioni orizzontali in grado di rispondere più velocemente ai cambiamenti e di facilitare l’azione di un cittadino chiamato ad interpretare un ruolo sempre più attivo e partecipe in questa trasformazione.

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