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Migrazione verso la suite OpenOffice: la svolta open source della Regione Emilia-Romagna

Pubblichiamo un intervento di Marco Trotta, esperto di open source e garante dell’Agenda digitale del Comune di Bologna, in merito alla scelta della Regione Emilia-Romagna di passare al software open source Open Office.

La Regione Emilia ha deciso di non rinnovare le licenze Office di Microsoft e di passare al software “open souce” Open Office. Una scelta importante. Da tempo la regione si occupa del tema nella programmazione pluriennale del PianoTelematico e del progetto EROSS che elabora periodiche analisi sullo stato dell’arte dell’introduzione del software libero in questi territori. Tuttavia questa è sicuramente una buona notizia, e non solo per gli annunciati 2 milioni di euro di risparmi previsti, ma perché in tempi di crisi può essere una scelta utile a rilanciare l’economia locale. La pubblica amministrazione da sempre, e non solo in Italia, grazie alle sue commesse è un volano formidabile in questo senso. Investire sul software libero e su quello a codice aperto significa investire sulle competenze nel territorio per produrre servizi. Per esempio quelli legati all’assistenza, migliore perché grazie alle comunità che nascono intorno a questi software la conoscenza sul funzionamento viene socializzata, i bug (errori di programmazione) si possono evidenziare e possono trovare soluzione più facilmente. E ancora, è possibile la “customizzazione”, ovvero la possibilità di sviluppare modifiche e servizi ritagliati sull’esigenza di chi utilizzerà quei programmi grazie al fatto che codice è aperto e riutilizzabile.

E poi c’è un elemento spesso sottovalutato, ma che negli ultimi tempi è sempre più importante. Visto che il software gestisce sempre più spesso i dati sensibili dei cittadini, e nella prospettiva dell’agenda digitale l’utilizzo di questi strumenti avrà sempre più peso tanto nell’erogazione di servizi quanto nella possibilità di vedersi garantiti dei veri e propri diritti di cittadinanza, diviene interesse della collettività – e quindi della amministrazioni locali – la possibilità di poter contare su strumenti che garantiscano la sicurezza e integrità dei dati, che siano efficienti ed affidabili. Ed il software libero permette questa cosa perché si basa sulla socializzazione della conoscenza del suo utilizzo e del suo sviluppo. Per questo motivo molte altre amministrazioni in giro per l’Europa hanno già avviato percorsi simili. Per esempio MonacodiBaviera, la Svizzera, la Francia. In Italia una famosa trasmissione di Report ci fece conosce l’esempio del Trentino Alto Adige dove si continua ad andare in quella direzione. Ma anche in regione si sono fatti passi in avanti con Modena, per esempio. E Bologna dove la prima discussione per l’introduzione di software libero nella macchina comunale risale addirittura al 2003 e che poi ha visto l’impegno attivo di diverse realtà locali, tra le quali lERLUG che organizza ogni anno il LinuxDay (il prossimo 26 Ottobre si svolgerà al liceo Copernico) e il BFSF, per il raggiungimento di questo obiettivo.

Ma se fin qui si è trattato di passare al software libero quelli che sono definiti gli strumenti di “office automation”, ovvero i programmi che usiamo a lavoro come nel tempo libero per scrivere, fare calcoli e tabelle, disegnare, costruire presentazioni, l’evoluzione del settore imporrà a breve nuove scelte nelle quali saranno coinvolti tanto le pubbliche amministrazioni, quanto i privati cittadini. L’8 Aprile prossimo, infatti, Microsoft ha annunciato che dismetterà ufficialmente il proprio sistema operativo “Windows XP” e Office 2003. Il sistema operativo nel computer è un po’ il cuore pulsante di tutta la struttura. E’ il software di “base” sul quale girano tutti gli altri software/programmi che siamo abituati a chiamare “applicazioni”. Dopo 13 anni “Windows XP” viene ufficialmente “dismesso” soppiantato da Window 7 e Windows 8 che sono venuti dopo. Si tratta di un evento importante perché XP stava per “experience”, ovvero “esperienza” un termine appositamente scelto per inaugurare una nuova visione nel mondo dell’informatica nel 2001: ovvero la trasformazione dei personal computer da grigi strumenti per la produttività aziendale ad oggetti che potevano contenere e farci fruire della visione delle nostre foto, dei nostri video, dell’ascolto nostra musica. Insomma se la società dell’informazione di oggi è fatta di suoni, immagini, bottoni ed una “esperienza” di utilizzo di strumenti digitali sempre più intuitiva, è dovuta a quella visione. In tredici anni, però, sono cresciute anche altre realtà ed il software libero, che oggi ne ha trenta, ha imboccato la stessa strada tanto da essere stato scelto da Apple e poi da Google come nucleo intorno al quale costruire i loro OSX e Android. Questa realtà rende possibile, oggi, immaginare che anche sui personal computer si possa scegliere software libero anche per i sistemi operativi.

Gli ultimi dati di vendita indicano un calo di vendite che probabilmente è dovuto soprattutto a due fattori: la disponibilità sul mercato di strumenti più flessibili e facili da utilizzare come tablet e smartphone a prezzi più contenuti ma anche il fatto che le ultime versioni di Windows stanno incontrando meno linteresse del pubblico, non solo dal punto di vista estetico ma anche dell’affidabilità del prodotto. Per la pubblica amministrazione, poi, questo sarà un passaggio ancora più cruciale. In tempi di spending review la gran parte dei computer attualmente in dotazione a comuni, province, regioni ed università ha ancora Windows XP e le loro caratteristiche tecniche non permettono di far girare i più oneresi Windows 7 o 8. Insomma, il passaggio obbliga a comprare pc nuovi e non è detto che ci siano le risorse. In più dall’anno scorso un nuovo emendamento al Codice dell’Amministrazione Digitale ha introdotto l’utilizzo di soluzioni libere ed aperte come priorità sancendo che “Solo quando la valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico dimostri l’impossibilità di accedere a soluzioni open source o già sviluppate all’interno della pubblica amministrazione ad un prezzo inferiore, è consentita l’acquisizione di programmi informatici di tipo proprietario mediante ricorso a licenza d’uso”. Una scelta attesa, verso la quale si è arrivati gradualmente, e non senza difficoltà. Ma, come sta insegnando il percorso dell’agenda digitale, la strada verso l’innovazione non può fare a meno di tutti i soggetti coinvolti. “Cambiare sistema operativo” non è solo una “questione tecnica”, non si può imporre dall’alto. Ha bisogno di formazione e coinvolgimento perché riguarda l’approccio, la visione, il mercato. le opportunità ed i diritti. Tutti temi che stanno dentro l’agenda digitale. In Europa hanno cominciato già con qualche progetto coraggioso, come quello della regione Estremadura in Spagna, che per questo è diventato un casostudio. La municipalità di Berlino distribuirà a partire dalla prossima primavera dei cd con Lubuntu, un sistema operativo libero che si potrà installare sulle macchine che ora hanno Xp senza essere obbligati a rottamarle. Un problema che non è solo “tecnico”, ma anche ambientale. Oggi qualsiasi territorio è chiamato a prendere una decisione. Altrove, in Europa, hanno già deciso. La città dove è nata una delle reti civiche più importanti in Italia non potrà non tenerne conto.

Disclaimer: chi scrive è socio sia di Erlug, e tra i fondatori del BFSF ed ha partecipato al percorso del PITER

A questo link l’intervista che Marco Trotta ha recentemente rilasciato a Radio Città del Capo

L’immagine in evidenza è tratta da qui

 

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